giovedì 24 settembre 2026

Termocamera - NFPA1930

 

FLIR K55

Oggi Giorno, la termocamera (TIC - Thermal Image Camera), è entrata a far parte della nostra Routine lavorativa perché presente su quasi tutte le APS. Questo incredibile strumento ci permette di vedere attraverso il fumo e di muoverci all'interno degli ambienti con visibilità ridotta. Grazie ad essa la localizzazione delle vittime e del fuoco, diviene molto facile ed il suo campo di applicazione nel soccorso si è esteso notevolmente. 

L'Onda elettromagnetica dell'infrarosso attraversa il fumo e la luce visibile no

Si stima che utilizzando la TIC vi sia il 75% di tempo in meno per localizzare la vittima, 60% di tempo in meno per localizzare il fuoco ed 100 % di tempo in meno per localizzare l'uscita. L'importante è non dimenticarla sull'APS perchè il suo campo di applicazione e limitato solo dalla vostra fantasia. Per il suo trasporto la Tecnologia sta facendo passi da gigante e le TIC divengono sempre più piccole e meno ingombranti, alcune si possono applicare sul casco come la Dreager UFC FireCore o sulla maschera dell'AVR come la TIC della Scott 3M. Comunque sono anni che si cerca di applicare la termocamera direttamente sul casco termocamera sul casco storia.

Scott 3M TIC su Facciale

Le caratteristiche di queste termocamere montate sui caschi o tenute in mano, hanno parametri differenti e questi incidono sulla qualità dell'immagine termica....quindi non sono tutte uguali come non sono uguali le forche delle halligan qui sotto !

Vari tipi di forche dell'Halligan!

LA NFPA 1930 - Termocamere

Quando sono entrato nel corpo nazionale le termocamere erano presenti solo nei reparti un pò più di "Elit". Queste erano molto ingombranti con lo schermo in bianco e nero e diverse sfumature di grigio, il bianco si riferiva alle cose più calde ed il nero alle cose più fredde con all'interno le diverse sfumature di grigio di tutte le altre cose nelle medie temperature che la termocamera visualizzasse in quel momento. 

Bullard Commander - anni 2000


Bullard Comander - anni 2000

Nel tempo si è capito che il bianco ed il nero, ma soprattutto le diverse sfumature di grigio, sono soggettive, in media l'uomo ne vede circa 500 tipi e quindi la lettura della TIC variava e varia ancora, da soggetto a soggetto. Inoltre la temperatura puntuale a cui TUTTI facciamo riferimento (Spot temperature), il mirino, per capirci, non dava e non da tutt'oggi un'accurata lettura, perchè la sua precisione dipende dal modello della termocamera, distanza dell'oggetto, la sua emissività, umidità etc Atri limiti. Questa inaccuratezza può variare di centinaia di gradi. Negli Stati Uniti, in passato, il completo affidamento alla temperatura puntuale è stato responsabile del ferimento o morte di pompieri. Per questo nel 2021 è stata rimossa dalla NFPA 1801 - Standards per la termocamera, oggi consolidata nella NFPA 1930.

La NFPA1930 prevede come DEVE essere la TIC per le attività antincendio stabilendo quali sono i  requisiti minimi. In UE invece, non c'è uno standard su come deve essere la termocamera per le attività antincendio, quindi tutte le nazioni Europee hanno adottato intrisecamente lo standard americano che poi è quello seguito dalle aziende produttrici di termocamere come la FLIR - SEEK - BULLARD - ARGUS etc. In UE le normative vigenti rispondono a due norme principali una che riguarda il metodo e la sua applicazione, ossia come deve essere fatta l'analisi termica, (EN 16714, ISO 6781-1, EN 11867, EN18434-1, EN62446-3) e l'altra certifica le persone, accreditando alla lettura termografica (EN 9712, EN 11931,  EN 18436-7). Queste norme si applicano principalmente all'attività industriale.

Termocamera Industriale

Entriamo nello specifico con le principali caratteristiche della termocamera per l'attività Antincendio, partendo dal tasto di accensione che DEVE essere di colore verde, operabile con i guanti e la termocamera DEVE essere operativa in 30 secondi.

Tasto di accensione Verde della Flir K2

Lo schermo invece deve avere una pallet di colori ben definita e NON devono essere quelli per l'attività industriale (sopra) che sono altre termocamere con altre peculiarità. La Pallet dei colori DEVE essere TI - BASIC \ Thermal Image basica ossia Nero - freddo e Bianco - caldo fino ad una certa temperatura dove poi parte il Giallo - Arancione - Rosso e questa è l'unica scala di colori da utilizzare all'interno di un locale dove vi è un incendio.

TI BASICO Plus -  con temperatura puntuale inserita

Ora la questione....A che temperatura la colorizzazione passa al Giallo ??

E qui dovrete VOI,  sapere quando la vostra TIC colorizza con il giallo, perché la NFPA 1930 non dice la temperatura di riferimento del giallo e di conseguenza la temperatura del  bianco e nero che rimane sempre soggettiva.

ES La TIC - Seek FirePro300  Ha la colorizzazione che comincia a 150°Celsius quindi il bianco potrebbe stare a 149°Celsius. Invece la Bullard QXT comincia la colorizzazione a 260° Celsius quindi il bianco potrebbe stare a 259°Celsius. 

Bullard qxt giallo da 260°C

Un'altra cosa importante sono le Icone sullo schermo che sono standard e la NFPA 1930 le identifica con il colore Verde.

Icone standard NFPA 1930

Temperatura puntuale (Spot Temperature): E' la temperatura nel punto visto dal mirino al centro dello schermo e segnalata in basso a destra. Essa può essere affetta da molte variabili quali umidità, distanza, emissività dell'oggetto e sensibilità della termocamera.

Indicatore Batteria: La betteria è identificata al centro in basso dello schermo di colore verde ed è costituita da quattro tacche ognuna si riferisce al 25% di batteria.

Barra della temperatura: La barra è a destra dello schermo e ci indica a che temperatura corrispondono i colori sullo schermo, partendo dal giallo che nel caso della FLIR K55 corrisponde da 150°Celsius fino  a 300°C. La barra dei colori può essere affincata da una barra altalenante che indica la temperatura riportata dal mirino.

Bassa sensibilità: Qui dobbiamo perdere un pò di tempo perché questa è la cosa meno conosciuta da tutti e ci porta a commettere degli errori. La Icona di bassa sensibilità attiva è un triangolino verde in alto a sinistra sullo schermo di colore vedere e appare quando la termocamera ingaggia il 2% (FLIR) dello schermo con una temperatura oltre i 150°C. Quando accade ciò la termocamera in pratica si "mette gli occhiali" perdendo di nitidezza su tutto ciò che non sia ad alta temperatura come potrebbe essere una vittima o il layout del luogo!!

Nitidezza in Alta e bassa sensibilità a confronto

Inoltre questo passaggio in alcune termocamere avviene ad una certa velocità (dipende dalla qualità della termocamera 9 Hrz o 25Hrz e non avviene nelle seek Attack pro con tecnologia Dual Game) e può trasformarsi in un lag di diversi secondi frizzando l'immagine che rimane sullo schermo mentre mi muovo. Questo lag più o meno lungo può trasformarsi in una perdita di informazioni del luogo. Se la termocamera non venisse utilizzata in maniera corretta può passare da una sensibilità ad un'altra frizzandosi diverse volte e questo comporta la perdita di informazioni preziose come una vittima, la perdita della stanza del fuoco o del layout del luogo.

                                          Passaggio da High sensivity a Low sensivity con Lag

Mirino: Posto al centro dello schermo e consiste in un quadratino verde che ci indica dove la temperatura puntuale viene rilevata. Affidandoci al mirino possiamo commettere ad Es. questo errore: Se la termocamera passa i low sensivity per la temperatura rilevata nell'ambientee con il mirino puntiamo sullo stipite di una porta potremmo rilevare una temperatura "Bassa" e perdiamo di vista il fatto che la termocamera è passata in low sensivity ed è un male. Per questo la temperatura puntuale nelle nuove termocamere è stata rimossa secondo la NFPA 1930 perché è stata responsabile di incidenti ma il suo inserimento rimane ed opzionale se richiesto premendo dei bottoni, ma non parte di default all'accensione.

Segnale di WARNING: Questa è l'unica icona di colore rosso e appare al centro dello schermo in alto, se la teromocamera è esposta ad una temperatura superiore ai 260°Celsius per 5minuti. 

Inutile dire se la termocamera va in Warning ci siete anche VOI!

Disposizione delle icone sullo schermo secondo la NFPA1930

Nel lato sinistro (Addistional Information) ci sono (dipende dalla termocamera) delle modalità operative diciamo Opzionali che non sono indicate nella NFPA1930 e sono operabili attraverso dei pulsanti aggiuntivi sulla termocamara le possibilità opzionali sono diverse da termocamera a termocamera.

Ad esempio la FLIR serie K 45 - 55 - 65 hanno 3 bottoni, quello di sinistra da la possibilità di entrare in 5 modalità TI BASIC (Default), Modalità Incendio (Low Sensivety), Search and Rescue, Bainco e nero e Punti caldi. 

Vediamo queste opzioni della FLIR:

TI BASIC: Colorizzazione comincia a 150°C con Giallo, poi a 300°C con Arancione, a 450°C con Rosso. Icone basiche sono verdi ed è Ottima nell'incendio.

TI BASIC - Passata in Low Sensivety

Modalità Incendio: La termocamera si posiziona in Low sensivity evitando il lag. Questa è buona in ambiente caldo o in addestramento nei simulatori o se sicerca il fuoco. Icone Basiche sono verdi.

Low Sensivety mode fisso 

Bianco e Nero: da -20 a 500°C le Icone basiche sono verdi. Non trovo questa opzione utile a nulla.

Modalità Bianco e Nero

Search And Rescue: La termocamera colorizza a 100°C con il colore Giallo e Rosso a 150°C. Questa opzione è molto utile nella ricognizione, allarmi inseriti, odore di fumo, Bonifica e ricerche di persone ovviamente.

Modalità Search And Rescue 


K2 a Confronto a modalità SX in Search Rescue a DX modalità TI Basic su incendio

Punti Caldi: Questa modalità colora a partire da 65°C il 20% dello schermo ossia la parte più calda. Le Icone Basiche sono Blu.

Modalità punti Caldi

Per mia opinione le uniche due modalità utili sono TI Basic ed Search And Rescue la prima per l'incendio interno e l'altra per la ricognizione e localizzazione dell'incendio. Le altre non le vedo utili. La termocamera Seek Pro 300 ha solo due opzioni TI BASIC e Survey Mode, quest'ultimo che è come la Search and Rescue per la FLIR K 45.

Seek Attack Pro 300 in Survey Mode

Nella NFPA1930 vi è inserita la grandezza del sensore che deve essere minimo 320 X 240 parliamo di 79000 pixel i dettagli sono molto nitidi con una ottima risoluzione.

Bullard DXT con sensore 320 X 240

Allora perchè esistono termocamere con sensore più piccolo 160 X 120 ossia 19000 Pixel come la FLIR K2 ?

Perchè vi è la possibile di avere due tipologie di termocamere una per decisioni tattiche (LA PRINCIPALE) e l'altra per la consapevolezza situazionale, l'obbligo è di avere la termocamera per decisioni tattiche 340 X 240 e l'altra è opzionale in più da dare a chi entra nell'incendio per orientarsi e localizzare il fuoco. La termocamera per la consapevolezza situazionale ha una bassa risoluzione, un lento refresh rate fino a 25Hrtz quindi i lag sono lunghi fino a 4 secondi ed una bassa sensibilità sugli oggetti con distanza oltre i 3m. 

Distinzione tra tipologie di termocamere

Quindi ......per capire la vostra termocamera è fondamentalmente sapere:

  1. Quale è la risoluzione del sensore (PIXEL)
  2. Quale è il tempo di Refresh Rate (lag lunghi o corti)
  3. A quale temperatura comincia la colorizzazione (A che temperatura comincia il giallo)
  4. A quale temperatura va in low Sesnisvity (solitamente quando ingaggia il giallo)
  5. Quali modalità ha la tua termocamera e come sfruttarle al meglio (Le modalità opzionali)

sabato 7 febbraio 2026

GLI INCENDI DI CLASSE L

Classe L - ISO 3941

 Dal 26 Gennaio 2026 la ISO 3941 è stata aggiornata. L'aggiornamento ha visto l'introduzione di una nuova Classe d'incendio, la CLASSE L. Questa nuova Classe d'incendio racchiude gli incendi derivanti dalle batterie, dove la componente chimica interna è coinvolta e più precisamente quegli incendi provenienti dalle batterie agli ioni di litio chiamate LIB - Lithium Ion Battery. La sua introduzione si è resa necessaria visto il crescente numero d'incendi che questi dispositivi provocano, anche con disastrose conseguenze. Oggi giorno le batterie agli ioni di litio LIB sono presenti più che mai nella nostra vita quotidiana, dagli utensili da lavoro, all'elettronica per comunicazione e all'autotrazione. Le batterie agli ioni di litio bruciano molto velocemente rispetto agli incendi detti "normali" e con poco preavviso, da qui la loro grande pericolosità.
Rapida propagazione dell'incendio di Classe L in verde

Per capire meglio come questi incendi si sviluppano e soprattutto come gestirli, dobbiamo capire fino in fondo come avvengono e perché. Partiamo dal comprendere come è fatta una batteria LIB.
La batterie LIB non sono tutte uguali  sono di materiali diversi,. Questo dipende dall'uso al quale sono destinate, possono essere al Litio Ferro e Fosforo (LFP), Litio Nichel Manganese Cobalto (NMC) ed Litio Nichel Cobalto ed Allumino (NCA). Esse hanno ovviamente anche forme diverse cilindriche, piatte o a prisma.

Tipologie di batterie LIB

Tutte hanno in comune la stessa composizione interna, ossia sono formate da un anodo, catodo, separatore ed elettrolita. L'elettrolita di solito è Esafluorofosfato di litio (LiPF6) è il sale elettrolitico più utilizzato nelle batterie agli ioni di litio. Esso svolge un ruolo fondamentale nel consentire il movimento degli ioni di litio tra anodo e catodo durante la carica e la scarica. Disciolto in una miscela di solventi organici come carbonato di etilene e carbonato di dimetile, LiPF6 forma un liquido conduttivo che consente un efficiente trasporto di ioni. Tuttavia, la batteria a LiPF6 non è priva di inconvenienti essendo termosensibile.
Quando vi è un cortocircuito interno alla LIB dovuto ad un difetto di fabbrica, perforazione o aumento di temperatura per sovraccarico o per contatto, il separatore può danneggiarsi e l'energia immagazzinata nella batteria tenta di raggiungere l'altro polo aumentando la temperatura dell'elettrolita. 
A questo punto si innesca quella che è chiamata Fuga Termica o Thermal Runaway. La fuga termica nelle batterie agli ioni di litio si verifica in otto fasi chiave. Inizia con la rottura dell'interfase elettrolitica solida (SEI) a circa 50°C, esponendo il litio reattivo. Segue la decomposizione dell'elettrolita LiPF6, con il rilascio di gas infiammabili. Con l'aumento del calore, la pressione aumenta e i sali inorganici si degradano. Intorno ai 140°C, il separatore si fonde, con cortocircuito interno. A temperature più elevate, il catodo rilascia ossigeno, alimentando la combustione. Intorno ai 300°C, reazioni esotermiche autosufficienti innescano la fuga termica. Le temperature aumentano rapidamente, portando alla rottura della cella. Infine, a circa 400°C, si verifica l'accensione o l'esplosione. Ogni fase accelera la successiva, La cella in thermal runaway contagia le altre celle con guasti catastrofici.

Fuga Termica o Thermal Runaway

Nell'incendio di Classe L abbiamo 2 eventi pericolosi al quale prestare attenzione:

Propagazione termica: La propagazione termica nei pacchi batteria agli ioni di litio si verifica quando il calore si diffonde da una cella alle altre, causando una reazione a catena di surriscaldamento e potenziale incendio o esplosione. Quando una singola cella si guasta, a causa di difetti interni, surriscaldamento o danni, essa rilascia calore e gas infiammabili. Se le celle vicine assorbono questo calore e
superano le temperature critiche, entrano anch'esse in fuga termica, intensificando rapidamente la reazione. 

Nube di Gas: In caso di fuga termica o guasto della batteria, i veicoli elettrici (EV) possono rilasciare nubi di vapore contenenti gas tossici ed infiammabili. Questi vapori sono costituiti principalmente da idrogeno, monossido di carbonio, metano e composti organici volatili (COV), che possono infiammarsi e formare miscele esplosive. L'idrogeno è altamente infiammabile, mentre il monossido di carbonio è tossico ed infiammabile e rappresenta un grave rischio per la salute. Inoltre, potrebbe essere presente acido fluoridrico, corrosivo e pericoloso se inalato.

Pacco batterie bruciato e celle esposte


Ora prenderemo in esame L'incendio di Classe L su autovettura Elettrica sebbene vi siano molte tipologie di auto elettriche prenderemo in esame solo quando queste si incendiano per le ragioni precedentemente espresse.

Pacco Batteria nella Vettura Elettrica


Nelle auto compresi gli autubus, vi sono celle a forma cilindrica. Le celle cilindriche sono le più comuni, caratterizzate da un gruppo di elettrodi arrotolati all'interno di un involucro metallico. Tra i modelli più diffusi ci sono le celle Tesla 4680. Queste offrono un'eccellente gestione termica e durata, ma possono portare ad un impacchettamento inefficiente a causa degli spazi tra le celle che si vengono a creare. Comunque queste celle vengono racchiuse in moduli che a loro volta formano il PACCO batteria.
Il pacco batteria delle auto è raffreddato in vari modi, con un liquido  o con una centralina che  indirizza l'utilizzo di un modulo piuttosto che un'atro quando questo si surriscalda o da un materiale che cambia di stato quando si surriscalda per migliorare il raffreddamento.
Ma una volta iniziata la fuga/deriva termica il gas e calore che si sviluppa all'interno del pacco batteria porta alla rottura del scatola che contiene i moduli.
Con conseguente rilascio di gas e dardi di fuoco.
I Gas sono molteplici e la loro pericolosità è oggettiva in termini di salute se inalati o innescati, ma dobbiamo prendere in considerazione due aspetti principali se l'auto emette gas all'aperto o al chiuso:

  1.  Nube di gas NON Confinata:  Un'esplosione di nube di vapore non confinata (UVCE) che coinvolge i vapori delle batterie agli ioni di litio dei veicoli elettrici si verifica quando i gas infiammabili, come idrogeno, metano, monossido di carbonio e composti organici volatili (COV), si accumulano all'aria aperta e prendono fuoco. Se una batteria danneggiata o surriscaldata rilascia vapori, questi si disperdono nell'atmosfera, formando una nube combustibile. Se è presente una fonte di ignizione, come una scintilla o calore estremo, la nube si infiamma, causando una rapida combustione con calore e pressione intensi. Poiché il vapore non è confinato, l'esplosione si diffonde verso l'esterno, generando una palla di fuoco e un'onda d'urto che possono causare gravi danni. La mancanza di contenimento consente alle fiamme e alla pressione di espandersi rapidamente, aumentando i rischi per le strutture e le persone vicine. La gravità dipende dalla concentrazione del vapore, dalle condizioni ambientali e dalle fonti di ignizione. 
  2. Nube di Gas Confinata : Un'esplosione di nube di vapore confinata (CVCE) che coinvolge i vapori delle batterie agli ioni di litio dei veicoli elettrici si verifica quando i gas infiammabili, come idrogeno, metano, monossido di carbonio e composti organici volatili (COV), si accumulano in uno spazio confinato e prendono fuoco. A differenza di un'esplosione non confinata, l'accumulo di pressione in un'area chiusa, come un garage o una galleria, può amplificare significativamente la potenza distruttiva dell'esplosione. Quando si verifica l'innesco, i gas intrappolati bruciano rapidamente, generando un'onda di pressione intensa che può causare gravi danni strutturali, tra cui crolli di muri, schegge di finestre e persino il collasso dell'edificio. Il confinamento intensifica l'energia termica, generando una palla di fuoco che può propagarsi attraverso i sistemi di ventilazione o le aperture strutturali, aumentando il rischio di esplosioni secondarie. La gravità di una CVCE dipende dalla concentrazione di gas, dal livello di confinamento e dalla fonte di innesco.
Quando si approccia un'auto elettrica per incidente o perché sta emanando gas spontaneamente ma ancora non è avvolta dal fuoco, è indispensabile avere con se 4 dispositivi fondamentali Acqua, Multigas, Termocamera e Ventilatore.

Dispositivi di protezione su EV

  1. Getti di copertura: I getti di copertura dovrebbero essere disponibili in tutti gli incidenti con veicoli elettrici (EV) per proteggere il personale di emergenza da potenziali nubi di vapore e incendi causati da eventi di fuga termica. Quando i pacchi batteria agli ioni di litio si surriscaldano, rilasciano gas infiammabili e tossici, che possono incendiarsi e formare miscele esplosive. I getti di copertura creano cortine d'acqua, disperdendo i vapori e riducendo l'intensità dell'incendio, proteggendo i soccorritori dall'esposizione a sostanze pericolose. Inoltre, l'applicazione continua di acqua raffredda i pacchi batteria, impedendo un'ulteriore propagazione termica.
  2. Termocamera: La termografia dovrebbe essere utilizzata in tutti gli incidenti che coinvolgono veicoli elettrici (EV) per rilevare l'aumento di temperatura attorno al pacco batteria, che potrebbe indicare un potenziale evento di fuga termica. Scansioni regolari consentono al personale di emergenza di identificare i pacchi batteria surriscaldati prima che si aggravino, fornendo un allarme tempestivo fondamentale. L'accumulo di calore nei pacchi batteria danneggiati o compromessi può segnalare un'imminente propagazione termica, aumentando il rischio di incendi ed esplosioni. Il monitoraggio continuo aiuta i vigili del fuoco a valutare il rischio e a determinare se siano necessarie misure di raffreddamento, come l'applicazione di acqua. L'integrazione della termografia nei protocolli di emergenza per i veicoli elettrici migliora la sicurezza, garantendo risposte proattive per mitigare efficacemente gli incidenti pericolosi correlati alle batterie.
  3. Multigas: I rilevatori di gas dovrebbero essere installati vicino alle batterie dei veicoli elettrici sul luogo dell'incidente per fornire al personale di emergenza avvisi tempestivi di potenziali eventi di fuga termica. Nelle fasi iniziali, le celle agli ioni di litio in avaria rilasciano gas come monossido di carbonio, idrogeno, metano e composti organici volatili (COV). Il rilevamento in tempo reale di questi gas segnala l'instabilità chimica prima che compaiano fumo visibile o calore eccessivo, consentendo ai soccorritori di adottare misure preventive. I dispositivi di monitoraggio aiutano a valutare il rischio, guidando le decisioni su raffreddamento, ventilazione o evacuazione. L'integrazione del rilevamento dei gas nei protocolli di emergenza per i veicoli elettrici migliora la sicurezza, riducendo al minimo i rischi e garantendo tempi di risposta critici in caso di incidenti legati alle batterie.
  4. Ventilatori: I ventilatori per la ventilazione a pressione positiva (PPV) sono essenziali negli incidenti con veicoli elettrici (EV), in cui i vapori delle batterie rappresentano pericoli. I ventilatori per la PPV possono essere posizionati strategicamente per deviare questi vapori lontano dal personale di emergenza e dal pubblico, riducendo i rischi di esposizione. In scenari di soccorso immediato, il flusso d'aria controllato previene i pericoli di inalazione e migliora la visibilità per i soccorritori. Il corretto posizionamento dei ventilatori garantisce una ventilazione efficace, mitigando  i rischi di esplosione e migliorando la sicurezza generale. L'integrazione dei ventilatori per la PPV nei protocolli di intervento per i veicoli elettrici è fondamentale per gestire in modo efficiente gli incidenti legati alle batterie. I ventilatori per la ventilazione a pressione positiva (PPV) devono essere installati insieme ai getti per gestire efficacemente i vapori pericolosi durante gli incidenti con veicoli elettrici. Mentre i ventilatori per la PPV deviano i gas infiammabili e tossici lontano dal personale di emergenza e dagli occupanti intrappolati, i getti d'acqua svolgono un duplice ruolo: diluire i vapori e prevenire le fonti di ignizione. Dirigendo i flussi d'acqua verso la parte bassa del veicolo, i soccorritori possono spingere i vapori sotto il veicolo anziché accumularsi vicino al personale. Questo approccio combinato riduce al minimo i rischi di esplosione raffreddando al contempo il pacco batteria, riducendo l'ulteriore escalation termica. Strategie integrate di ventilazione e soppressione garantiscono operazioni di soccorso e lotta antincendio più sicure per i veicoli elettrici.
Posizionamento Ventilatore su EV

Tentare di spegnere una batteria di un'auto elettrica può risultare una procedura lunga, il "goal" si avrebbe se riuscissimo ad introdurre l'acqua o acqua e agenti bagnanti all'interno del pacco batteria allagandola (molte batterie hanno il Fireman Access). Un agente bagnante che in molti test ha avuto grande efficienza è stato l'F500 

Efficienza dei vari estinguenti sulla LIB

L'F500 agisce con le sue proprietà su vari punti della LIB e dei suoi Gas espulsi quando è in fuga termica, ma rimane il fatto che si deve riuscire ad inserire l'agente bagnante all'interno del pacco batteria.

Azione dell'agente bagnante F500 su i vari punti che compongono la fuga termica di una LIB

Sebbene non vi sia uno standard per l'estinzione degli incendi di Classe L nella  NFPA 10 o nella EN 3 parte 7 del 2004, esiste un estintore alla vermiculite. La vermiculite è un minerale e l'estintore alla vermiculite ha la sigla estintore AVD - Aqueous Vermiculite Dispersion che agisce in tre modi principali per raffreddamento, formazione di una pellicola di minerale dopo l'evaporazione dell'acqua ed esclusione dell'ossigeno. 



Questo estintore può andare bene per piccoli oggetti che compongono la nostra vita quotidiana che forse sono il male più insidioso negli incendi di Classe L perché sono nelle nostre case.
I veicoli elettrici per lo spostamento urbano veloce, come monopattini e biciclette elettriche compongono una grande porzione di probabile fonte d'incendio forse più delle auto elettriche e per quanto un incendio di EV sia grave questo non potrà mai essere più grave di un monopattino o bici elettrica all'interno di una abitazione!
Gli incendi di questi dispositivi hanno portato a gravissime conseguenze tanto che negli stati uniti ed in ambiti UE è stato proibito di ricaricarli in casa o nell'androne delle scale che servono l'edificio. Posizionare questi dispositivi nelle vie di fuga è ESTREMAMENTE PERICOLOSO!
La nube di gas ed il fuoco che si sviluppa, inibisce l'uscita delle persone in pochissimi secondi.
Dai laboratori UL è stato sviluppato un programma che si chiama C.H.A.R.G.E. per sensibilizzare la gestione della mobilità elettrica urbana in sicurezza.



La strategia C.H.A.R.G.E.:

C =  Cerfication - Cerficazione Scegliere prodotti certificati (cercare la certificazione UL).
H = Handle  - Maneggiare con cura; evitare danni alle batterie.
A = Always - Sempre Utilizzare il caricabatterie approvato dal produttore.
R = Read - Leggere e seguire le istruzioni del produttore.
G = Get - Smaltire le batterie usate in modo sicuro (riciclo).
E = Educate  - Informare gli altri.

Casi d'incendio dovuti a monopattini o biciclette elettriche:



venerdì 31 ottobre 2025

Incendio Boschivo l'Attacco Indiretto con il fuoco

GAUF - Corpo Forestale della Regione Sardegna

 Nell'Antincendio Boschivo è importante sapere che quando l'altezza delle fiamme è oltre i 2 m  è bene cambiare tattica con un approccio più sicuro detto Attacco Indiretto. Cercare di applicare acqua in un attacco diretto, alla base delle fiamme con questa altezza di fiamma richiederebbe alti flussi (portate), che in un ambiente boschivo sono difficili da eseguire. Inoltre l'energia irradiata costringerebbe il personale ad indossare indumenti più ingombranti, cosa che nell'antincendio boschivo non è possibile dato che l'incendio è semovente, da non tralasciare anche, che se l'altezza della fiamma  è oltre i 2m significa che il combustibile vegetale che sta bruciando è di una certa consistenza e rilascerà sicuramente un grande quantitativo di massa carboniosa incandescente sul terreno, rendendo impossibile un attacco alla base delle fiamme da zona sicura quale il "NERO" E' !!

Tipologia di attacco basata sull'altezza della fiamma

Quindi l'attacco indiretto è una necessità tattica per operare sugli incendi boschivi. L'attacco indiretto può essere applicato in diversi modi ma sostanzialmente consiste nel rimuovere il combustibile prima che l'incendio arrivi. La rimozione del combustibile elimina un lato del triangolo del fuoco. La rimozione può essere manuale con gli attrezzi come Pale, Gorgui, Pulaski e Mc Leod e Rastri o meccanica attraverso i Buldozer. Ognuno arriva al suolo minerale rimuovendo il combustibile. Oppure con la costruzione di linee dette umide attraverso l'utilizzo del Ritardante, Gel e Schiuma.

Strumenti per rimozione del combustibile

L'utilizzo del FUOCO nell'antincendio boschivo viene impiegato per AUMENTARE la profondità della LINEA costruita come indicato in precedenza o è già presente in modo naturale, come barriere rocciose o corsi d'acqua, oppure in modo artificialmente ad esempio come le strade. Utilizzando il FUOCO, si neutralizza la possibilità che l'incendio in arrivo passi La barriera per contatto di fiamma o per Spotting nella parte "Verde" oltre la linea.

Per accendere il FUOCO, abbiamo bisogno di due cose in particolare Addestramento sui metodi di applicazione e Addestramento sulle Attrezzature per accendere il Fuoco.  

Metodi di applicazione del fuoco

 Vi sono fondamentalmente due tipologie di utilizzo del fuoco:

1 - Per Bruciare il combustibile: Bruciare il combustibile residuo tra il bordi della linea di controllo. Questo avvantaggia la pulizia sulla linea e ne aumenta la lunghezza e la profondità. Anche per pulire il sotto bosco nel fuoco prescritto.

2 - Per il Contro Fuoco: Questa richiede tecniche speciali e una attenta pianificazione ed esperienza. Il Contro fuoco è utilizzato per spegnere un fronte con alta intensità. Una volta che i due fuochi si incontrano avviene l'estinzione. Il fuoco principale ha delle forti correnti ascensionali che risucchiano il fuoco secondario verso se stesso. L'importante in questa pratica è che la linea di controllo sia ben Ancorata, ossia non vi sia nessuna possibilità che il fuoco scappi via, compromettendo la sicurezza di chi opera che DEVE avere SEMPRE due vie di fuga L.A.C.E.S..

Per applicare il fuoco:

  • Quando possibile applicare il fuoco dall'alto verso il basso in terreni scoscesi.
  • Nell'applicazione del Fuoco non DEVE essere MAI compromessa la sicurezza degli operatori.
  • Non cominciare le operazioni se la linea non è stata completata e ben ancorata
  • Siate pronti per possibili cambiamenti della condizione.
Vi sono TRE modelli di applicazione del fuoco a Fasce a Punti e a Strisce. A fasce viene utilizzato nella maggior parte delle operazioni con il fuoco, creando delle fasce parallele che mantengono l'intensità e la larghezza del fuoco sotto controllo. Ovviamente si deve basare l'azione su: il tipo di combustibile, topografia, meteo e comportamento del fuoco previsto in generale. A Punti invece, viene utilizzato per la protezione delle strutture o altri siti importanti. Ognuno di questi modelli potrebbe avere un Allineamento con il vento, combustibile o topografia raggiungendo una intensità notevole quindi, MAI creare fuochi che non si possono controllare.

Il Modello di Applicazione del Fuoco A FASCE: E' utilizzato per aumentare la durezza della linea di controllo o per azioni di rimozione del combustibile che sia un attacco offensivo o difensivo. Quando si usa questo metodo la linea di fuoco corre parallela alla linea di controllo dove la prima linea è chiamata linea di BASE che intende rimuovere il combustibile più vicino alla linea di controllo, le successive vanno a bruciare il combustibile sulla linea di base.

Applicazione del fuoco a FASCE

L'intensità del fuoco è alterata dalla distanza tra le fasce. Aumentando lo spazio si aumenta l'intensità perché vi è ovviamente più combustibile. Lo spazio sarà deciso in base alla profondità che si vuole dare alla linea di controllo.
 
 Il Modello di Applicazione del Fuoco A PUNTI: Il successo di questa tecnica dipende se si ha un piccolo allineamento con il vento o topografia. L'intensità è sempre controllata dallo spazio tra i punti d'ignizione. Ogni fuoco viene annullato dal fuoco immediatamente vicino quindi l'intensità sarà minore.

Applicazione del fuoco a PUNTI



Il Modello di Applicazione del Fuoco A STRISCE: Lo scopo è sempre per tenere l'intensità del fuoco sotto controllo. Questa applicazione parte da un solido punto di ancoraggio applicando il fuoco dalla linea progredendo controvento. Questo fuoco creato procede contro il fuoco principale che può essere o la testa o un fianco. L'allineamento di questo fuoco procedendo contro vento possiede o un allineamento o massimo due. 

Applicazione del fuoco a STRISCE


L'utilizzo di queste tecniche richiede una attenta pianificazione con varie figure operative. Applicare il fuoco è menzionato anche nella legge italiana Articolo 423 bis come segue:

Art. 423, co. 1, bis c.p. – Incendio boschivo. (aggiornato con Legge 9 ottobre 2023, n° 137)
Chiunque, al di fuori dei casi di uso legittimo delle tecniche di controfuoco e di fuoco prescritto,
cagiona un incendio su boschi, selve o foreste o zone di interfaccia urbano-rurale,
ovvero su vivai forestali destinati al rimboschimento, propri o altrui, è punito con la
reclusione da sei a dieci anni.

Attrezzature per accendere il Fuoco

Vi sono varie attrezzature per accendere il fuoco come i fuochi a mano, razzi e le Torce a Gocciolamento (Drip Torch). Quest'ultima è la più comunemente utilizzata e permette un miglior controllo dell'applicazione del fuoco.

LA DRIP TORCH

La drip torch è un recipiente con un manico dove viene messo il combustibile liquido, solitamente 1 terzo di benzina e due terzi di gasolio, che gocciola attraverso un beccuccio dove vi è un stoppino acceso. La drip torch crea fuochi molto rapidamente e quindi bisogna fare molta attenzione.

Drip Torch


La Drip Torch è costituita da un contenitore e da un beccuccio e da una valvola. Il beccuccio ha una curvatura per rallentare il combustibile liquido in uscita e la valvola per regolare la quantità di aria che entra nel recipiente e la conseguente fuoriuscita del liquido combustibile.

Durante il trasporto il beccuccio e contenuto nel contenitore della Drip Torch. Le azioni da compiere sono:
  1. Aprire il beccuccio lettera "A"
  2. Svitata la ghiera dorata e girare il beccuccio e riavvitare la ghiera
  3. Aprire la valvola dell'aria lettera "B"
Drip Torch Apertura del beccuccio lettera A e l'aria lettera B




Beccuccio girato e avvitato nuovamente attraverso la ghiera



Utilizzo della Drip Torch

L'applicazione del fuoco per gli incendi boschivi è assolutamente da considerare una attività ad alto rischio e si deve attuare soltanto dopo aver compreso a pieno il comportamento degli incendi boschivi ed effettuato un corso specifico con una comprensione su l'utilizzo dell'attrezzature da impiegare come la Drip Torch, razzi o fuochi a mano. 

giovedì 30 ottobre 2025

Documenti Vari Scaricabili



Questi documenti, che potrete scaricare tramite il link sotto "Documenti Vari" sono stati prodotti per vari gruppi di lavoro.....e NON sono MAI arrivati a chi ne aveva bisogno e limito qui il mio pensiero.

Con questo link li potrete scaricare e spero che in futuro possano esservi utili, fermi nel mio PC non servono a niente.

Download Documenti

Euro Firefighter - Paul Grimwood in Italiano

lunedì 21 luglio 2025

Il Ruolo del Supporto

 

Riccardo Garofalo : Fire Service College UK 2023

Da sempre il ruolo del secondo sulla tubazione è stato frainteso e mal interpretato, come un inglorioso compito dove il pompiere con più esperienza era alla lancia ed il pompiere che doveva apprendere era dietro. Ma non è così, la varietà di compiti che questo ruolo comporta è tutt'altro che da delegare ad un pompiere con poca esperienza!!

Vorrei da prima dire, se nel corso dell'intero blog non si fosse ancora capito, che i ruoli sulla tubazione sono sostanzialmente 3 - lancista, SUPPORTO e controllo porta, questo se la tubazione è da 45mm e nel caso dell'impiego del 70mm invece sono 4, lancista, supporto, controllo punti di frizione e controllo porta... ma come regola generale dipende dai punti di frizione che si incontrano dalla pompa al fuoco o dall'idrante interno all'edificio, al fuoco per entrambe le tipologie di tubazioni.

Stabiliamo però che sulle APS ci sono tre pompieri i quali coprono efficacemente i tre ruoli principali sulla tubazione, quando è dispiegata per attacco interno.

In questo articolo verrà discusso ed approfondito solo il ruolo del secondo sulla tubazione, ossia il SUPPORTO che molti chiamano SERVENTE, a mio avviso in modo errato ed ancora rilegato al vecchio concetto descritto sopra.

Partiamo dal fatto che il supporto non SERVE a nessuno ed ha un proprio compito specifico sulla linea per fare si che essa arrivi a "dama".

Mentre il lancista ha con se la lancia per controllare l'ambiente e proteggere il personale dietro, il supporto ha la radio e la termocamera. La termocamera, per esempio, è un strumento che necessita di grande familiarizzazione ed ha bisogno di una efficace interpretazione su cosa ci mostrando. Quindi il supporto ha tre compiti fondamentali che discuteremo qui di seguito:

  1. Comunicazione
  2. Lettura termocamera
  3. Gestione della tubazione

Comunicazione

Il supporto si mantiene in comunicazioni con il comando ..ROS.. e si rapporta con l'esterno circa le condizioni del fuoco o sulle necessità tattiche, se si ottengono informazioni aggiuntive, come l'estrazione di una vittima con posizione nota o da cercare, invece se già localizzata se ne combina l'estrazione. Comunica le necessita'  per attaccare il fuoco come la ventilazione del lato dove è sito l'incendio o  la ventilazione aggiuntiva per alzare il piano d'interfaccia (erroneamente chiamato piano neutro, il piano neutro può non coincidere col piano d'interfaccia) ma questa non deve essere MAI dietro la tubazione!!! Comunica al comando quando sono sul fuoco e potrebbe richiedere tubazioni aggiuntive ove necessario se ci sono più locali coinvolti o se la prima tubazione è  corta. Per concludere come estremo ratio segnala il  May Day.

Termocamera

Ha con se la termocamera che oramai è un attrezzo indispensabile ed andrebbe utilizzato sempre! Aver la termocamera ci aiuta a capire dove stiamo andando, non solo in termini di orientamento ma anche in termini di energia. Il nostro completo antifiamma assorbe energia proteggendo il corpo dal calore.....ma non ci avverte quando è saturo e leggere il fumo non basta. Nel momento in cui è saturo di energia la stessa passa all'interno del giaccone arrivando agli strati a contato con l'epidermide e più saremo all'interno e più nel percorso verso l'uscita, continueremo ad assorbire energia che passa dall'esterno all'interno del giaccone. La termocamera legge la temperatura interna del locale fino ad una certa distanza, visualizzando sullo schermo al lato destro la temperatura (non esatta non è  un termometro) rilevata dal sensore, proprio dove punta il puntatore sito al centro dello schermo, nello intero schermo invece, con diverse scale di colori, prende forma il layout della struttura, dato che i diversi materiali assorbono quantità di energia in maniera differente e la termocamera ci rappresenta la forme delle cose e più queste avranno un colore tendente al rosso e peggiori saranno le condizioni interne. 

Visione termica  

Nei modelli più  vecchi, che sono ancora in molti di quei virtuosi comandi che al tempo hanno creduto in questo dispositivo, ma purtroppo non lo hanno rinnovato perché già c'è....., vi è mostrata una scala di grigi che tendono al bianco ove più caldo, ma questa scala è di difficile interpretazione, calcolate che un uomo o donna nota tra le 10 e le 30 sfumature di grigio, quindi la lettura diventa molto soggettiva. 


Scansione con termocamera

Torniamo ai doveri del SUPPORTO che con la termocamera in una mano o agganciata ad un retrattile e la tubazione nell'altra effettua 3 scansioni a diverse quote da sx verso dx o al contrario non importa per un totale di 10 secondi, SUOLO per le vittime, buchi scale oggetti, a METÀ per il layout della struttura dove identificano anche porte chiuse (queste vanno lasciate chiuse) o aperte (vanno chiuse) anche le finestre da ventilare eventualmente, poi per ultimo si effettua la scansione in ALTO aspettare un attimo ed in fine identificare la corrente convettiva che ci porta al fuoco.

MAI FARE QUESTA SCANSIONE AL CONTRARIO LA TERMOCAMERA VA IN LOW SENSIVITY!

Una volta che la corrente convettiva è stata identificata il Lancista la DEVE raffreddare... assolutamente......NON E' NEGOZIABILE!


Gestire la tubazione

Il SUPPORTO si posiziona a circa due metri dal Lancista sulla tubazione da 45mm la reazione della lancia in uso non necessita di un contatto fisico con il lancista questo avviene solo per la tubazione da 70mm che possiede anche un peso diverso. Quindi prende la tubazione con una mano o la uncina con il braccio tenendo in mano la termocamera se non ha un retrattile attaccato, poi forma una U con la tubazione dietro il lancista e vi si posiziona al fianco dove effettuare insieme le tre scansioni individuando in fine la corrente convettiva. Posizionarsi in questo modo dara' al Lancista la possibilità di movimento. Il supporto avverte quando la lncia si muove e gli porge nuova tubazione al bisogno senza interromperne l'avanzamento ed il raffreddamento dell'ambiente.

Il supporto vedendo il layout della struttura muovera' la tubazione in tre modi:

  • Su Angolo di 90 gradi
  • Zona con pre caricamento
  • A Ciambella

Su angolo di 90 Gradi

Il Supporto si posizionera' sull'angolo da aggirare e dara' porzioni di tubazione al Lancista. La sua posizione sara' fronte angolo, rispettando uomo-tubazione-angolo non il contrario. Se il il lancista si blocca il supporto prepara lunghezze di tubazione pre caricando zone in previsione del movimento.

Zona con Pre caricamento

Ove si trovino corridoi o riseghe larghe a sufficienza opposte al tiro della tubazione, queste vanno pre caricate di tubo, l'avanzamento da parte del lancista sara' liscio e senza intralci.

Ciambella

Se vi siano discese o salite o semplicemente spazzi sufficientemente larghi, si possono creare ciambelle di tubazione da porre in cima o sotto le scale ....la ciambella di tubazione può rotolare su o giù oppure essere tirata e dissipata dall'anello rotante del raccordo della lancia, sostanzialmente si crea parte di una manichetta ad O, all'interno della zona calda. 

Come si vede il Lavoro del SUPPORTO è tutt'altra cosa visto in questo modo.

ADDESTRATEVI e contribuite al CAMBIAMENTO!!


lunedì 9 giugno 2025

IL COLLETTORE

Collettore su pompa UK

Da quando sono state introdotte le lance DMR nel corpo nazionale, che lavorano alla pressione di 6/7 bar, abbiamo riscontrato dei problemi di portata, che nella maggior parte dei casi, purtroppo non veniva neanche percepita. Tutt'oggi il loro corretto utilizzo è ancora parzialmente omesso. Infatti, esse sono spesso utilizzate sotto portata raggiungibile non lavorando alla pressione corretta.

Il problema spesso avviene quando si utilizzano troppe tubazioni da 45 mm che hanno grandi perdite di carico rispetto ai 70 mm e/o si utilizzano vecchie APS dove la pompa e' progettata per l'utilizzo delle vecchie lance AWG PN 3 bar a 120 l/Min i 45 mm e 270 l/Min i 70  mm.

Per utilizzare le DMR in maniera corretta dobbiamo, essere impeccabili nella costruzione della tubazione, la pompa dell'APS se pur di nuova concezione, non possiede una potenza infinita. Quindi quando operiamo su di un incendio, specialmente in altezza, dobbiamo, ASSOLUTAMENTE essere precisi nell'utilizzo delle tubazioni da 45 mm, che sono molto agili nell'incendio ma "cattive" con le perdite di carico.

Perdite di carico per tubazione di Alessio Funghi

Ora facendo un rapido calcolo possiamo vedere quanta pressione occorre per alimentare una lancia DMR correttamente al 3° piano di un edificio con tubazione tipo rampante. Dove la lancia fluisce a 500L/min. (ricordarsi che parliamo sempre di litri al secondo per essere IMMEDIATAMENTE efficaci).

Calcolando che occorrerebbero circa totale 3 tubi da 70 mm e 2 tubi da 45 mm  

  • 1 Tubo APS ---> divisore 70 mm due vie 70mm per scarico colonna e raggiungimento portone.
  • 2 Tubi per la scala dove verranno coperti circa 1 piano e mezzo a tubo fino al divisore 70mm--->2 vie 45mm.
  • 2 tubi da 45mm per essere sicuri di coprire la lunghezza dell'intero appartamento ed eventuale piano superiore perché non se ne conosce il layout.

Quindi seguendo la tabella sopra:

0.6 bar circa sulle 3 tubazioni da 70 mm

3 bar sulle tubazioni da 45 mm

1 bar dovuta all'altezza 3 piani 10 m.

6/7 alla lancia 

Tot = 11/12 Bar circa

La pompa delle APS se pur nuova concezione a pressione nominale di 15 Bar, in molti casi non fornirà più di 13 Bar. Quindi siamo al massimo della prestazione della pompa per alimentare una lancia DMR a 500L/min al 3° piano, pensate di salire al 4° o 5° piano, ovviamente se scendiamo di portata le perdite di carico diminuiscono e la prestazione della pompa aumenta, ma la nostra esposizione al potere dell'incendio aumenterà anch'essa, avendo meno portata per estinguere l'incendio in un tempo minimo. Possiamo ancora aiutare la pompa utilizzando le tubazioni in verticale, ove possibile, ossia nella luce della scala, minimizzando il loro impiego, ma il loro peso non è trascurabile, un tubo da 70mm pieno d'acqua pesa circa 100 Kg.

Un altro aspetto importante e che sarebbe opportuno, avere SEMPRE la possibilità di alimentare 2 Lance DMR, dove la seconda è la tubazione di copertura, in questo caso, dovrebbe essere sempre creata e non caricata, ma comunque pronta all'uso. L'ottimale è creare linee separate ossia attacco e copertura direttamente da APS separati. Quando non vi è una vita nota a rischio l'esposizione degli operatori andrebbe coperta il più possibile con portata adeguata di 500L/min ed una squadra subito dietro, pronta all'entrata in scena, per qualsiasi motivo. Anche perchè nessuno di noi ha mai pensato (forse a qualcuno è accaduto) che la pompa si guasti nel momento dell'attacco ed avere una tubazione di back up dietro fa una grande differenza.

Io sono un Vigile del fuoco e lavoro in un distaccamento, non lavoro in una centrale e so benissimo cosa vuol dire essere SOLI per molto tempo non avendo personale per costruire una seconda tubazione!

Quindi non ci giro troppo intorno....Come possiamo avere 2 Lance DMR alimentate correttamente con 500L/Min alla lancia?

Abbiamo diverse opzioni a seconda dello scenario.

1 l'incendio e vicino L'APS, la pompa avra' forza sufficiente nel fornire la pressione corretta ad entrambe le lance ma in questo caso dobbiamo fare molta attenzione a quando chiudiamo una lancia, tutta la pressione andra' sull'altra, avvisare l'operatore pompa e' imperativo, la reazione della lancia sara' ingestibile.

2 L'incendio e' lontano a questo punto si fanno due tubazioni alimentate da APS separati, oppure APS e ABP e questo ci dara' un ottimo vantaggio in termini di una alimentazione corretta, Beck up della pompa ed apporto idrico semi ininterrotto e si possono chiudere le lance senza problemi nonché utilizzare due lance con pressione d'esercizio differenti per es. PN6 e PN 2.

3 Se l'incendio e' comunque lontano e siamo soli per un certo tempo attendendo la seconda APS o ABP in supporto intanto possiamo approntare il lavoro utilizzando il COLLETTORE!

Divisore 70mm in modalità COLLETTORE


Utilizzando i pezzi speciali, doppio maschio e doppia femmina, possiamo attaccare 2 APS o APS e ABP ad un unica tubazione gia' in loco.

Usare il divisore 70mm 2 vie 70 mm, in modalità collettore porta innumerevoli vantaggi:

  1. Possiamo alimentare correttamente 2 lance DMR al piano coinvolto tramite divisore 70mm-->2Vie 45mm.
  2. Abbiamo un approvvigionamento idrico quasi ininterrotto.
  3. Possiamo fare una tubazione oltre il 5 piano compensando le perdite di carico e utilizzando comunque i 45mm per attacco interno.
  4. Abbiamo una pompa di copertura nel caso la prima si blocchi
  5. Possiamo scaricare la colonna d'acqua che sale nell'edificio direttamente in strada senza causare danni aggiuntivi allo stabile.

MA ATTENZIONE!!!

Le due APS o APS e ABP NON dovranno avere tutte e due la pressione massima, perchè le tubazioni potrebbero scoppiare vanificando tutti i nostri sforzi.

Per essere sicuri che non vi siano squilibri tra pressioni differenti, dobbiamo equalizzare le pompe e farle fluire alle medesime pressioni rispettando, nel limite del possibile la possibilità' di scoppio della tubazione a valle del collettore. Vi ricordo che le manichette da cassetta antincendio EN 14540 hanno una pressione nominale di 12bar e scoppio 40bar.

Ricordiamoci che in molti distaccamenti NON si utilizzano tubazioni fatte per il lavoro intensivo a doppia calza PN 25 e con scoppio a 60 bar......ma più tosto delle tubazioni PN 16 e scoppio a 40 bar per cassette antincendio utilizzate nella UNI 10779 idranti a muro, ovviamente lavoro NON intensivo.

Tubazioni PN 25, Sx e tubazione PN 16 a Dx a confronto 

Le nostre tubazioni sono tutt'altro che nuove quindi vi invito ad utilizzare questo dispositivo con cautela e magari mettere il 70mm più buono che abbiamo caricato in partenza e posizionarlo subito dopo il collettore, nel posto in cui avrei la massima pressione.

I colleghi d' Europa hanno provveduto al problema di alimentare correttamente le lance DMR con un collettore attaccato direttamente sulla pompa. Questo gli permette di prendere anche i bar dalla rete idrante stradale o da altro APS se necessario.

                                                              Collettore per pompa 

Nelle mie continue ricerche ho trovato traccia del collettore nel nostro passato di VVF Italiani e per precisione nel manuale per allievi VVF del 1966. Anche noi in passato abbiamo avuto il problema di alimentazione più lance o fornire più potenza ad una lancia soltanto. Avendo poca pressione disponibile con le vecchie pompe i nostri predecessori avevamo risolto con il COLLETTORE!

L'angolo tra le bocche da 70mm e' inferiore al divisore in modalità' collettore proprio per aiutare l'entrata dell'acqua all'interno della bocca risultante.

Dal libro manuale di istruzione per Vigili del Fuoco del 1966

PS: Sono state effettuate correzioni GRAZIE all'intervento di un veterano dei Pompieri il signor Domenico Pappalardo che mi ha contattato dicendomi di averlo avuto in partenza e il suo ultimo ricordo sull'utilizzo di questa attrezzatura fu nell'incendio della Cappella dove era custodita la Sacra Sindone, avvenuto il 12 aprile del 1997 a Torino. 

Link dell'incendio:

Incendio nella Cappella della Sacra Sindone 1997