venerdì 22 gennaio 2021

LE ESPLOSIONI DI POLVERI

Tutti noi vigili del fuoco abbiamo sempre sentito parlare delle esplosioni di polveri, ma siamo davvero in grado di capire quando esse sono esplosive?

Ci sono varie condizioni che portano alla capacita delle polveri di divenire potenzialmente esplosive e ridurre queste condizioni potrebbe mitigare questo evento, nel medesimo sforzo di riuscire a mitigare le condizioni di Flashover, Backdraft e Fire Gas Ignition.

Intanto dobbiamo sapere che se ci troviamo in contesti dove vengono lavorati Alluminio, Plastica, Pesticidi, composti Farmaceutici o composti organici come zucchero, latte in polvere, grano e ovviamente legname etc. già siamo in ambienti potenzialmente ESPLOSIVI.

L'esplosione di polvere avviene quando vi è la giusta miscela tra le polveri e l'aria, la quale comincia da un punto e si propaga per tutta la miscela di polvere ed aria in genere con una deflagrazione (onda di sovra pressione inferiore ai 340m/s). 

Il range di esplosività della nube di polveri è molto astratta rispetto ai gas ed è difficile da identificare. Essa dipende da:

  • Dimensione delle particelle
  • Vapore d'acqua contenuta nella nube
  • Sostanze contenute nella nube
  • Tempo di sospensione
  • Concentrazione d'ossigeno
  • Turbolenze
  • Temperatura
  • Particelle inerti

Dimensione delle particelle
Le particelle più saranno fini ed irregolari e più sarà esplosiva la nube, in realtà sarà un mix di particelle di varie dimensioni.

Vapore d'acqua contenuta nella nube
Più la nube sarà miscelata al vapore più sarà difficoltosa la sua accensione, d'altro canto più sarà secca più sarà esplosiva.

Sostanze contenute nella nube
La presenza di sostanze altamente infiammabili nella nube di polvere, come granuli di pollistirene, granuli di semi di soia o altro scarto di semi oppure un altro esempio in una nube di polvere di segatura con la presenza di vernici etc. può aumentarne l'esplosività e l'energia di accensione può essere minore.

Tempo di sospensione
Il tempo di sospensione è il tempo che rimane in aria ed anche così la sua esplosività e dipende dalla densità.

Concentrazione d'ossigeno
Più vi sarà ossigeno e più facile sarà l'accensione della nube. Ricordo che in giornate fredde la concentrazione d'ossigeno in un metro cubo d'aria è maggiore che in giornate calde.

Turbolenze
Il fattore della turbolenza aumenta la velocità del fronte di fiamma, ma può anche ostacolare la sua esplosione.

Temperatura
Più alta è la temperatura più facile sarà l'accensione.

Particelle inerti
La presenza di parcelle inerti nella nube può rallentare la reazione.

Una esplosione di polvere può innescare una seconda esplosione, più violenta, per tutta la struttura o compartimento, perché la prima esplosione solleva le polveri o le crea dopo il cedimento di contenitori. L'innesco di una nube di polveri/aria, deve avvenire con molta energia rispetto ad una miscela di gas/aria circa 10 millijoule e la temperatura di auto ignizione può essere di circa 330 - 400°C raggiungibile sulle superfici calde di attrezzature industriali.
Più strati di polveri sui macchinari possono far si che l temperatura si elevi attraverso delle piccole braci, perché isolate dallo strato sopra. Quindi più è spesso lo strato di polveri più è facile che cominci una combustione. Ad uno strato di 5 mm occorrono 250°C perché cominci a bruciare. A detta di ciò nelle istallazioni è tollerato fino ad 1 mm di accumulo di polvere.

Segue video di una esplosione di polvero di zucchero, incidente avvenuto il 7 febbraio 2008 in USA Savannah Georgia.


Secondo degli studi che ho trovato su una pubblicazione di Paul Gremwood "Firefighter technique", avere una visibilità inferiore ad un braccio esteso fronte a sé, in un ambiente con polvere in sospensione, si stima, sia fortemente esplosivo!




sabato 9 gennaio 2021

PER NON TROVARSI IN DIFFICOLTA'

Un vecchio addestramento in caserma nel 2012

I vigili del fuoco da sempre lavorano in estreme condizioni di calore e fumo che è altresì cambiato con l'introduzione dei moderni materiale di costruzione e di pari passo al loro equipaggiamento è divenuto sempre più avanzato. Ma questo potrebbe portare il pompiere ad avanzare troppo a fondo nella struttura dove le condizioni di calore, potrebbero essere prossime al flashover, oppure troppo a fondo, andando fuori dalla curva di ritorno dell'autorespiratore, il risultato sarebbe in serie lesioni o morte.

Come ho sempre detto l'equipaggiamento da un falso senso di sicurezza e a volte potrebbe far ritardare il pompiere nel chiedere AIUTO!

La miglior difesa contro questo "RITARDO" dipende dalla nostra conoscenza...di tutti gli elementi che seguono.

  1. Addestramento nel comportamento del fuoco
  2. Addestramento sulle tipologie di costruzioni
  3. Educazione sull'equipaggiamento protettivo
  4. Esperienza
  5. Capire/sentire le condizioni circostanti.
Addestramento nel comportamento del fuoco

Conoscere gli indicatori di imminente flashover, essere abili nel leggere il fumo e le sue differenze. Saper distinguere da un fumo nero pulasante da un fumo lento e grigio. Distinguere i vari livelli di calore alle varie altezze, così da decidere se è il caso di dare acqua, continuare a cercare, tornare indietro e ventilare.

Addestramento sulle tipologie di costruzioni

Saper riconoscere costruzioni a peso leggero, costruzioni in legno (come alcuni tetti) con giunti in metallo. Nuovi materiali di costruzione che potrebbero incendiarsi velocemente. Riconoscere i presidi che potrebbero esserci di aiuto, lucernai termo fusibili o multi compartimentazioni che potrebbero mantenere il fuoco isolato.

Educazione sull'equipaggiamento protettivo

I pompieri dovrebbero avere più familiarità con i livelli di perfomance del loro indumento protettivo. E su come è costruito, la resistenza termica e l'effetto di incapsulamento del calore e sopra tutto il proprio livello di tolleranza perchè ovviamente cambia da persona a persona. Quindi ogni vigile deve guadagnare esperienza sulla propria tolleranza in vari scenari addestrativi e così da conoscere come reagisce il proprio corpo a vari livelli di calore ed acquisire grande esperienza sulla respirazione d'emergenza e quando usarla con addestramenti sulla gestione e conservazione dell'aria. E sopra tutto dotare i vigili del fuoco italiani di un dispositivo PASS!!!! (può fare la differenza tra la vita e la morte di un pompiere). 
nota personale: ne ho comprati 2 uno in uso e l'altro di riserva, spero di non usarli mai, ma sono tranquillo nell'averlo. Ho anche enfatizzato l'acquisto di questo dispositivo ovunque ho potuto, al mio turno lo abbiamo quasi tutti.


Esperienza

Purtroppo l'esperienza non la possiamo acquisire in breve tempo, ma può essere tramandata da pompiere a pompiere. E imperativo che il pompiere più anziano si addestri insieme ai più giovani in modo da passare in caserma con tranquillità la sua conoscenza. I giovani potrebbero sapere la teoria ma poco di pratica può essere un buon momento per mettere insieme il puzzle!
È anche lo scopo di questo blog.

Sentire/capire le condizioni circostanti

Totalmente incapsulati nell'indumento protettivo è molto difficile determinare se le condizioni circostanti stanno cambiando e quanto velocemente stanno cambiando. Un vecchio metodo è rimuovere un guanto e sondare in alto le condizioni circostanti mentre si è accovacciati a terra per le operazioni di ricerca di persone o del fuoco. Fortunatamente già discusso in questo blog vi sono dispositivi che ci aiutano a non rimanere vittime dei nostri super DPI.


giovedì 31 dicembre 2020

LANCE DMR ORIGINI E SVILUPPO DEGLI ATTACCHI

                                                    Lancia DMR del 1970 ElkHartBrass

Al Dottor Jhon Oyston è attribuita la prima lancia a diffusione mista regolabile creata nel 1830. Poi durante tutto il 1920 sono state fatte molte ricerche sul comportamento del fuoco e l'efficacia del getto nebulizzato per l'attacco interno. Un decennio dopo nel 1930 Elkhart Brass introduce negli Stati Uniti una nuova Lancia creata su di un vecchio progetto tedesco detta lancia Mistero (foto sotto).




Prima della II guerra mondiale e durante, la Marina Militare degli Stati Uniti ha usato questa lancia che poteva combinare getti nebulizzati e pieni. Ma soltanto durante la metà del 20° secolo e dopo il devastante incendio della nave da trasporto truppe Normandie nel 1942, la Guardia costiera US incaricò il fire chief Lloyd Layman di intraprendere degli studi di ricerca sulla soppressione dell'incendio a bordo.


Come già discusso in un precedente post, Layman fù l'inventore dell'attacco indiretto ovviamente venivano utilizzate le lance a diffusione mista regolabile, da qui in poi comincia lo studio più moderno sull'efficienza dell'attacco con getto nebulizzato.

Negli Stati Uniti durate il 1950 , sono stati intrapresi molti studi sull'efficienza dell'attacco nebulizzato dalle maggiori compagnie assicurative e ufficiali antincendio, con test reali.


Ci sono stati moltissimi studi sull'attacco indiretto ma la svolta si ha nel 1970, con Krister Giselsson Ingegnere del dipartimento antincendio Svedese ed istruttore, che studio il flashover e i gas caldi nel compartimento. E capi che l'immissione di piccole gocce all'interno dei gas caldi della combustione, abassavano la probabilità di totale combustione all'interno del compartimento. Concludendo che 1 Litro d'acqua nebulizzato in aria nel compartimento, può prevenire un Flashover in una stanza di 30mq.

Nel 1980 Christer Giselsson e Mats Rossander un altro ingegnere del servizio antincendio Svedese introdussero una nuova applicazione dell'acqua con la loro Lancia a diffusione mista regolabile.



Questa lancia produceva un angolo di applicazione dell'acqua con un cono di 35-60 gradi, e con l'apertura e chiusura poteva dare dei colpi di acqua nebulizzata nei gas di combustione raffreddandoli prevenendo il flashover e mantenendo intatto il bilanciamento termico all'interno del compartimento.
Questo attacco di nuova concezione divenne molto in voga in tutto il mondo.

Negli anni 1990, Paul Grimwood perfeziono l'attacco pulsing raccogliendo l'attacco indiretto di Layman e le scoperte di Rosander  e Giselsson introducendo l'attacco 3D (su di un esperimento della marina USA ben descritto nel suo libro "Fog Attack") che consiste nel mettere il cono della lancia a 60° di ampiezza e la lancia a 45° dal pavimento con una portata di 100 L/min si poteva trattare una stanza di 50mq consumando soltanto 1.6 L di acqua vaporizzata.


                       Paul Grimwood - LFB

Arriviamo quindi nel 2002 alla potenziale introduzione tattica dell'attacco di transizione.


Lawrence Schwarz e Derek Wheller  del Colorado Spring Fire Department studiarono ed introdussero l'attacco di transizione chiamato così perché l'attacco si sposta da un punto di attacco ad un altro e cioè da esterno a interno dopo. E consisteva in una versione nuova dell'attacco indiretto di Layman. Colpendo il soffitto con getto pieno dall'esterno per 5 secondi, il compartimento coinvolto, provocando un effetto sprinkler e resettando la fase dell'incendio da pienamente sviluppato a in crescita e sviluppo, dando così più tempo alla squadra, prima che il fuoco riprendesse potenza, di attaccare dall'interno per la soppressione finale.

La lancia a diffusione mista regolabile è stata per 150 anni una validissima attrezzatura, permettendo di dividere l'acqua in piccole particelle che vaporizzando, sottraendo grandi quantità di calore da muri, soffitti e dal fumo dando una grande superficie di contatto se paragonata con le lance  a getto pieno. Tramite l'addestramento si può realmente incrementare la totale comprensione di una tale attrezzatura.
Che a sua volta ha creato problematiche relative ad ustioni da vapore, per questo c'è sempre una controversia con le lance a getto solido/pieno. 

Molte case costruttrici come TFT, Elkhart Brass e Pok continuano nel creare entrambi i modelli, ma non importa che modelo abbiate è importante che siate addestrati e conosciate tutte le parti che occorrono per maneggiare tale attrezzatura in totale sicurezza e come dico sempre....

......."L'EQUIPAGGIAMENTO PIU' IMPORTANTE E' LA TUA CONOSCENZA".....


                                                                                                 Riccardo Garofalo


Felice 2021


 




giovedì 17 dicembre 2020

TIPOLOGIE D'INCENDIO DI LIQUIDI

Ogni tipologia d'incendio di liquidi infiammabili, ha grande ripercussione sulla strategia da applicare e comunque la dimensione, forma e generalità variabili dell'incendio, hanno la loro importanza anche se l'incendio è sempre di un Classe B. Un incendio di liquidi può assumere varie forme e sono qui di seguito descritte:

  • Incendio di Fuoriuscita/Sversamento di liquido
  • Incendio di Pozza
  • incendio di Diffusione continua di liquido
  • Incendio di Liquido in Scorrimento
Incendio di Fuoriuscita di liquido

Parliamo di Incendio di Fuoriuscita di liquido infiammabile (Spill Fire), quando si ha uno sversamento a terra in uno spazio non confinato, con la profondità del liquido che non superiore i 25mm. Ovviamente il fondo, dove il liquido è appoggiato può variare di profondità. Dato che non ci sono confini l'incendio, potrebbe coprire una vasta area. 
Le sue caratteristiche sono un tempo corto di combustione, in media si hanno 4mm al minuto di combustibile consumato.
Ma se la fuoriuscita rimane dentro dei confini ovviamente può bruciare per più tempo e a questo punto, diviene un incendio di Pozza.



Incendio di Pozza

L'incendio di pozza (Pool fire) avviene quando il liquido rimane dentro dei confini, il contenitore potrebbe avere una profondità di 25 mm o superiore ma non stiamo parlando d' incendio di cisterne dove vi è una considerevole profondità della cisterna.
Anche essa potrebbe coprire una grande area sempre all'interno di confini, dipende dalla quantità del combustibile e dalla grandezza dei confini dove è raccolto. Come ad esempio una trincea o fossa a seguito d'incidente stradale o ferroviario.
A differenza della fuoriuscita di liquido, l'incendio di pozza può bruciare per un tempo maggiore portando a possibili escalation circostanti. 
Data la profondità del liquido a seguito di getti diretti nella applicazione della schiuma si ha una alta probabilità di contaminazione della stessa. Attacchi indiretti sarebbero preferiti.
Data la più grande quantità di liquido i pompieri poterebbero essere soggetti ad una quantità di calore accumulato maggiore, rispetto allo sversamento, ci sarà inoltre bisogno di raffreddare le esposizioni a diretto contatto del liquido che potrebbero essere  fonti di riaccensione una volta estinto l'incendio, ma attenzione a non danneggiare il tappeto di schiuma.
La schiuma richiesta per un incendio di pozza deve avere caratteristiche di alta resistenza al calore, alla contaminazione e veloce propagazione.



Incendio di diffusione continua di liquido

Incendio di diffusione continua di liquido (Spreading fire) avviene quando un sversamento o una pozza viene continuamente alimentata da uno spy o getto dovuto a rottura del contenitore del liquido infiammabile come una cisterna etc. 
La continua fuoriuscita di liquido potrebbe spargerlo in zone inaccessibili come tombini e pluviali ad esempio.
L'azione primaria ovviamente è bloccare la fuoriuscita ovunque possibile. 
Un getto della lancia a schermo protettivo può assolvere a questo compito, oppure riempiendo di acqua il contenitore superando così la falla, se non vi è una fuoriuscita maggiore di liquido e magari in zone non opportune.

Se invece si ha un liquido infiammabile con un alto punto di ignizione e quindi la fuoriuscita non sta bruciando, ma solo il liquido sversato, in questo caso possiamo provvedere all'estinzione con un tappeto di schiuma e poi chiudere la falla. 

Se invece si ha un liquido con basso punto d'ignizione anche la fuoriuscita è in combustione, a questo punto, si può utilizzare la polvere chimica, la fuoriuscita distrugge il tappeto di schiuma.



Incendio di Liquido in Scorrimento

Questo termine è riferito ad un liquido che scende da un pendio (Running Fire), anche se raro, questa tipologia d'incendio è molto pericolosa, perché il liquido può scendere a grande velocità e coinvolgere persone ed oggetti.
L'unica precauzione è la prevenzione, l'evacuazione della zona che potrebbe essere colpita, posizionare linee pronte all'estinzione o un tappeto di schiuma già creato dove il liquido si potrebbe fermare.
In questo caso sono raccomandate schiume film forming, che provvedono ad una rapida propagazione e quindi estinzione. 
Evitare di condurre geti d'acqua di raffreddamento sul liquido o all'interno del contenitore, dove si potrebbe creare un overflowing, o crearne una accelerazione dello scorrimento.

Esempio d'incendio di Classse B in Scorrimento


martedì 8 dicembre 2020

IL PROFILO DI VENTILAZIONE

Varedo, Monza - Inc. negozio di giocattoli 


Molti Vigili del fuoco non conoscono e non osservano, all'arrivo sulla scena, il profilo di ventilazione, che ci dice molte cose sullo sviluppo dell'incendio.

Il profilo di ventilazione è così definito....

La quantità d'aria disponibile all'incendio nel compartimento.

Esso ci dice, se l'incendio è Controllato dalla ventilazione e brucerà lentamente senza fiamma visibile e con grande produzione di fumo (se addizioniamo aria creiamo un Flashover indotto dalla ventilazione), Controllato dal combustibile che quindi brucia velocemente con fiamma ed alto rilascio di energia (Flashover) o è in Condizioni sotto ventilate limitato fortemente nell'apporto di aria assenza di fiamma (se addizioniamo aria rischiamo un backdraft).


In pratica il profilo di ventilazione è relativo alla quantità di aria/ossigeno che entra nel compartimento ed influenza lo sviluppo del fuoco.

Una sola apertura ad esempio, servirà il fuoco con un'entrata dell'aria ed uscita dei fumi, quindi se l'incendio è in profondità, dentro nella struttura il fuoco seguirà questo percorso detto flow-path causando una propagazione ed il movimento del fuoco nella struttura.

La prima apertura che creiamo all'arrivo, se non vi sono aperture già esistenti è l'inizio del flow path. Questa avrà un impatto sullo sviluppo del fuoco ed una direzione di propagazione.

Se apriamo un'altra ventilazione (apertura) da qualche altra parte il flusso cambierà nuovamente ed l'intensità del fuoco crescerà ancora.

Avvolte però il flow-path può lavorare a nostro vantaggio (Vento alle spalle).

Ogni incendio al chiuso richiede grandi quantità di aria/ossigeno, per svilupparsi e progredire. In molti casi però, nei piccoli compartimenti la quantità di ventilazione, anche modeste, fa divenire l'incendio nello stato di controllato dal combustibile e più sarà grande la sua intensità più vi sarà bisogno di acqua.

Molte abitazioni hanno grandi vetrate che collassano in fretta, facendo così entrare molta aria con conseguente alta intensità dell'incendio (Mega-Watt) e non solo, anche il vento può aumentare drasticamente questa intensità. 

Analiticamente parlando il profilo di ventilazione di un incendio di compartimento si riferisce alla quantità in percentuale di aria disponibile dalle aperture, con la formula :

Av/Ac = %Pv

Av = Area ventilazione
Ac=Area compartimento
%Pv= Percentuale Profilo di Ventilazione

Per un'apertura  Av di 6m2 ed un area del compartimento di 16 m2 vi è una percentuale di profilo di ventilazione del 38 %

Come regola generale un piccolo compartimento quando raggiunge il 25 % di profilo di ventilazione è controllato dal combustibile. 

A questo punto l'intensità del fuoco sarà forte.

A differenza un incendio in un grande compartimento con piccola percentuale di profilo di ventilazione raggiungerà lo stato di controllato dal combustibile e comunque brucerà con grande intensità, perché gran parte dell'aria è all'interno del compartimento stesso.

Il Vigile del fuoco deve avere familiarità col tipo di apertura che ha davanti a se, calcolando così il probabile impatto che avrà sullo sviluppo del fuoco.


Infatti l'intensità del fuoco può essere stimata dalla dimensione dell'apertura dovuta ad un collasso sotto il calore o fatta da noi.

Nella tabella sotto, vediamo la dimensione dell'apertura e i MW rilasciati e la minima portata critica di flusso necessaria. Su di un determinato compartimento tipo.

  • 1 mq di apertura da luogo a 3 MW di rilascio di energia che necessitano del naspo alta pressione da 19 mm
  • 2 mq di apertura danno luogo a 5 MW di rilascio di energia che necessitano del naspo alta pressione da 22 mm o due naspi da 19 mm o una tubazione
  • 4 mq di apertura danno luogo a 7 MW di rilascio di energia che necessitano di una tubazione. 
  • 6.5 mq di apertura danno luogo a 10 MW di rilascio di energia che necessitano di una tubazione. 
  • 10 mq di apertura danno luogo a > 10 MW di rilascio di energia che necessitano di > una tubazione

sabato 28 novembre 2020

LA STORIA DELLA SCHIUMA

 


Dopo il recente post sulle schiume F3 (Fluorine Free Foam), vorrei ulteriormente approfondire quello che è stato lo sviluppo della schiuma, dalla sua invenzione fino ad oggi. 

Cominciamo.....

1877 - Abbiamo lo sviluppo della prima Schiuma in Inghilterra

1904 - Il primo spegnimento di Naphtha contenuta dentro una cisterna larga un metro durante un incendio in Russia. La schiuma è stata prodotta miscelando due soluzioni chimiche.

1914 - Ingegneri Austriaci hanno prodotto schiuma miscelando due polveri nell'acqua corrente.

1920 - La prima produzione di schiuma a base proteinica con equipaggiamento apposito, distribuita come la prima schiuma meccanica.

1930 -  Sviluppo della prima schiuma chimica con proprietà di resistenza agli Alcoli. Fu inoltre sviluppato il concetto di aspirazione e proporzionamento della schiuma con sistemi meccanici e cominciarono i primi esperimenti su schiume sintetiche concentrate.

1940 - Fu introdotta la prima schiuma concentrata proteinica al 3% rimpiazzando quella al 6% salvando spazio e peso.

1950 - La schiuma bassa, media ed alta espansione potevano essere prodotte da un'unica schiuma concentrata. Ci fu inoltre la prima schiuma utilizzabile sui solventi polari.

1960 - Sviluppo della prima schiuma Fluoroproteinica e della AFFF - Acquous Film Forming Foam) e miglioramento della schiuma AR- Alcohol Resistent

1970 - Un avanzato sviluppo delle schiume AR e schiume con più scopi al 3% sugli idrocarburi e 6% sui solventi polari, sviluppo di un'ulteriore schiuma per la soppressione di vapori pericolosi.

1980 - sviluppo della prima schiuma Classe A da George Cowan and Eddie Cundsawmy Canada

1980 - In questo periodo abbiamo le definitive AFFF - AR e le FFFP - AR la schiuma FFFP -AR

1990 - Sviluppo della schiuma al 3% per idrocarburi ed Alcoli. Introduzione della Schiuma concentrata per Classe A

L'addizione dei tensioattivi Fluorati nelle schiume proteiniche che avevano grande stabilità e resistenza, rese la schiuma proteinica molto veloce, riusciva a sigillare velocemente il recipiente con il combustibile liquido in fiamme attraverso un film acquoso che correva velocemente sul combustibile. Questo però con grandi ripercussioni sull'ambiente infatti oggi molte sostanze all'interno delle schiume AFFF ed FFFP sono state bandite da molte nazioni dopo che le organizzazioni ambientalistiche mondiali si sono battute per tale rimozione. A causa di ciò i produttori di schiumogeni, hanno creato schiume con concentrazioni minime o addirittura esenti da tali sostanze. Vedi post sulle F3

https://vvf-flashover-garofalo.blogspot.com/2020/06/gli-schiumogeni-fluorine-free.html?m=1

Questo ha portato ad uno sviluppo delle schiume verso una direzione più eco-comapatibile. Quindi le date che seguiranno verteranno più su di un quadro legislativo che di scoperte perché le aziende hanno dovuto poi modificare le loro produzioni in base ad esse. 

2002 - Lo studio sull'ambiente dall' OECD Organization for Economic Cooperation and Development scopre che il PFOS è persistente , bio cumulativo e tossico nei mammiferi.

2003 - 3M modifica la formula per rimuovere il PFOS.

2005 - 3M ritira dalla produzione e dalla vendita gli AFFF

2009 - Il PFOS viene classificato dalla convention di Stockolma come persistente negli organismi ed inquinante, l'uso del PFOS viene vietato in tutta Europa.

2010 - Un concetto globale è sorto sul PFOA. E negli Stati Uniti L'agenzia dell'ambiente EPA, sviluppò un programma per eliminare tutti i composti che degradano in PFOA e PFOS tutti quei tensioattivi fluorati con catena lunga da C8 in su, il termine fu stabilito per il 2015. Nell'industria antincendio cominciarono  la creazione dei nuovi C6 che non degradano in PFOA e PFOS.

2014 - Negli USA l' EPA blocca l'importazione per l'industria dei tensioattivi fluorati con catena lunga.

2015 - Studi approfonditi stabilirono che anche i C6 contengono tracce di PFOA, è purtroppo relativo al processo di produzione dei tensioattivi fluorati, di conseguenza i paesi come Norvegia , Germania, Queensland, Australia con le loro rispettive leggi bannano ogni sostanza che contiene o si scompone in PFOA.

2016 - L'ECHA permette ai C6 AFFF di essere prodotti e venduti in tutta Europa

2017 - In Europa nei C6 sono permessi concentrazioni di PFOA con una quantità di 25 parti per miliardo dal 2020.

2018 - Discussione globale per bannare gli AFFF in ogni forma, e sostituzione con gli F3, ma l'uso degli AFFF viene permesso solo per grandi incendi.

2020 - Dal 4 luglio in vigore la nuove legge sul PFOA max 25 parti per miliardo, si attende, se venga accolta oppure no la proposta della Germania di bannare definitivamente in tutta Europa qualsiasi tensioattivo Fluorato.


AVERE SUCCESSO CON LA PPA


da web

Ci sono 3 importanti aspetti per avere una pressione positiva ed attacco di successo ed ottenere il massimo beneficio da questa importantissima opzione tattica.

UNO

Addestramento dell'intero comando su di questa opzione tattica. Ognuno all'interno del comando dal più Anziano Ufficiale al più giovane vigile, deve essere instradato al cambiamento. E soprattutto ogni partenza deve essere dotata di un ventilatore ed propriamente addestrata nell'utilizzo.

DUE

Ogni ventilatore deve poter essere dispiegato dalla prima squadra che arriva sulla scena.  E posizionato da un pompiere mentre si fa la tubazione per l'attacco iniziale. Per effettuare questo le squadre devono essere propriamente addestrate.

TRE

La pressione Positiva attacco deve essere utilizzata per un attacco aggressivo interno. Dove la squadra può guadagnare una rapida entrata nella struttura ed al cuore del fuoco. Gradi incendi in aree grandi richiedono un più complesso aspetto tattico che deve essere valutato. In questo caso la pressione positiva ed attacco deve essere spiegata magari in maniera meno aggressiva e più metodica. 

Se l'incendio richiede ventilazione, perché c'è molto fumo e calore, la Ventilazione in pressione positiva ed attacco dovrebbe essere usata. Se non viene usata in maniere efficiente e cioè nelle prime fasi dell'intervento, molti dei suoi benefici andranno persi.

Se userete la pressione positiva ed attacco e ne apprezzate i benefici, raramente tornerete al vecchio modo di attacco.

Altre info su 



PUNTI DI SICUREZZA PER APPLICARE LA PPA 

La pressione positiva ed attacco ha bisogno come dicevamo di una attenta analisi del rischio, che possiamo riassumere con i seguenti punti sotto:

1.    Per la pressione Positiva ed attacco vi è bisogno di almeno 6 persone (operatore pompa compreso) per mantenere tutti i requisiti di sicurezza necessari.

2.    Valutare se la struttura si presta a questo tipo di applicazione. Es strutture industriali complesse non si prestano, o poco, mentre abitazioni private come gli appartamenti, sono più performanti.

3.    Stima del PROFILO DI VENTLAZIONE, importantissimo!! Es pericoli di probabili backdraft in condizioni sotto ventilate.

4.    Le dimensioni del compartimento, un ventilatore riesce a pressurizzare compartimenti < 200 mq.

5.    Possibilità di conflitto con apparati di ventilazione dell’edificio tipo HVAC (heat ventilation air conditional).

6.    Stima approssimata del fuoco

7.    Scarico uscita dei fumi più vicina al fuoco.

8.    Entrata dell’aria deve essere simile o pari all’uscita, per non creare flussi di ritorno con fiamma. Si stima che l’uscita debba essere > 50% dell’entrata dellaria. 

9.    I pompieri non devono sostare sull’entrata dell’aria.

10. Se ci sono vittime alle finestre assolutamente non applicare PPA.

La Sequenza Operativa per Pressione Positiva ed Attacco

IL ROS

Il Ros dopo il giro a 360° dell’edificio, seleziona l’entrata dell’aria ed uscita dei fumi, molto utile la termocamera nel selezionare l’uscita dei fumi, che ricordo deve essere più vicino al fuoco. Si assicura che non vi siano condizioni sotto ventilate (backdraft). Quando ritiene che la ventilazione di uscita dei fumi sia stata fatta in modo corretto, da l’ordine al controllore porta di immettere aria all’interno, monitorando l’uscita del flusso dei fumi, poi darà l’OK al team di attacco di entrare ed attaccare il fuoco. Se non nota nessun cambiamento di velocità nel flusso esterno, vuol dire che all’interno qualche porta si è chiusa sotto la forza del ventilatore o era già chiusa, a questo punto attaccare in maniera tradizionale ed applicare PPA solo se il team all’interno lo RICHIEDE!

 Team di attacco 

Si preoccupa di spiegare in modo corretto la tubazione onde minimizzare le perdite di carico, con tubi da 70 mm misto 45 mm con relativa lancia DMR fronte porta, che se aperta, va accostata per minimizzare l’entrata dell’aria che di conseguenza rallenta lo sviluppo dell’incendio. Se chiusa, va forzata e prima di compiere questa azione, controlla le condizioni di calore a tutti i livelli della porta individuando il piano neutro, per possibili backdraft. Il team d’attacco mantiene, se ci sono piani superiori, l’integrità della scala dal fumo, tenendo la porta accostata fino a che non sia attivato il ventilatore che spinge all’interno, prima di aprire la porta la tubazione sarà già carica, aspetta che il ventilatore stabilizzi l’ambiente in approssimativamente 60 sec. Proteggendo con la tubazione il controllore porta ed attende l’ordine di entrata del ROS.

 Il controllore porta 

Importante ruolo che controlla l’entrata e cosa vi succede, ed aiuta la tubazione a fluire all’interno. Spiega il ventilatore, lo accenderà posizionandolo, come regola di pollice, alla distanza di circa la lunghezza della diagonale dell’accesso, ma con il flusso non diretto verso l’entrata, ossia lateralmente, al minimo della potenza ed attenderà l’ordine di dirigere il getto all’interno dal Ros. Quando dirige il getto all’interno il team di attacco è defilato e non ostruisce l’entrata dell’aria. Il controllore porta, si assicura che il flusso copra l’intero accesso, se in alto alla porta esce del fumo allontana il motoventilatore perché troppo vicino. Riporta al ROS le condizioni.

La posizione dell’uscita dei fumi 

Vigile operatore aggiuntivo che potrebbe essere di botte o autoscala o di una squadra APS di 4 operatori. Si assicura di creare l’uscita dei fumi con una ventilazione sufficientemente grande e la libererà da ogni ostruzione in maniera defilata, riporterà al ROS le condizioni del vento esterno se sono cambiate e soffia verso l’interno e possibili altre esposizioni o condizioni di backdraft, prima di creare la ventilazione, e dopo aver effettuato la ventilazione sotto ordine del ROS, si posiziona al controllo della tubazione/naspo per proteggere l’eventuale esposizione o effettua l’attacco di transizione (vedi in seguito gli attacchi), utile l’uso del naspo per coprire questo incarico per non affaticare ulteriormente questo ruolo con la creazione di una tubazione.

IMPORTANTE: Se si apporta l’attacco di transizione, l’apertura della porta di accesso al compartimento, andrà fatta solo dopo che l’attacco di transizione è stato eseguito, successivamente seguirà la sequenza operativa per PPA descritta sopra.

Altro importante aspetto è se per qualche motivo dopo che il team di attacco è entrato e si crea un qualche tipo di evento rapido del fuoco come un flashover indotto dall’aria forzata dentro dal ventilatore (per questo attendere 60 sec prima dell’entrata), NON rimuovere lo stesso anche se ne è la causa, il flusso che si crea sarà comunque la via di uscita del team di attacco.